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Tamara de Lempicka, ovvero l’arte della seduzione

Libera, viaggiatrice, alla moda, progressista, eccentrica, elegante e trasgressiva, simbolo di un’epoca e protagonista indiscussa di un movimento, quello dell’Art Déco.

Una donna sofisticata e sensuale, dallo sguardo altero e dalle labbra rosso fuoco, siede sicura al volante di una Bugatti verde: così la pittrice polacca Tamara de Lempicka dipinge sé stessa nel celebre autoritratto, adottato come copertina dalla rivista di moda “Die Dame”. Realizzato nel 1929, esso è simbolo di un’epoca e soprattutto di una nuova femminilità, emancipata e spregiudicata.

Da Gorska a de Lempicka

Nata a Varsavia nel 1898 (su luogo e data in verità sussistono dubbi) Tamara Gorska vive un’infanzia agiata ma priva della figura paterna. È la nonna a curarne l’educazione e a portarla per la prima volta in Italia, facendola innamorare dei grandi maestri della pittura. Trasferitasi dalla zia a San Pietroburgo, frequenta gli ambienti sofisticati dell’alta società; a una festa conosce il futuro marito Tadeusz Lempicki, da cui prende il cognome “de Lempicka”, successivamente adottato come nome d’arte.

Una vita di eccessi

La Rivoluzione d’ottobre costringe la coppia a trasferirsi a Parigi, dove Tamara – nel frattempo divenuta madre di Kizette – prende lezioni con Denis e Lothe e inizia a esporre le proprie opere nei saloni più importanti. Sono questi anni folli, come quelli descritti da Scott Fitzgerald ne “Il grande Gatsby”: feste esclusive, abiti e gioielli costosi, droghe pesanti, lavoro frenetico, crisi depressive, relazioni disinvolte e scandalose sia con uomini che donne, tra le quali Ira Perrot, Rafaela Fano, Suzy Solidor.

Perfettamente truccate e vestite all’ultima moda, o completamente nude e in pose audaci, queste donne seduttrici, dallo sguardo sensuale e dalla bocca rosso fuoco, sono le protagoniste delle sue tele, icone di un’epoca dorata ma effimera. Sono quadri fatti di linee pulite e curve, di corpi possenti ma sinuosi, di cromie ridotte ma brillanti – immancabile il rosso – e di ombre nette, che celano gli influssi di Ingres, Michelangelo, Pontormo, Caravaggio, Botticelli, Hayez e del cubismo, tutti sapientemente miscelati in uno stile inconfondibile, capace di sedurre al primo sguardo.

Tamara de Lempicka , La camicia rosa, 1927 circa.

L’America: il declino e l’ascesa di una baronessa

Dopo aver divorziato dal marito e aver rifiutato la corte di Gabriele D’Annunzio – che al Vittoriale la ospita nella “Stanza della Leda”, destinata alle conquiste erotiche del Poeta – Tamara, ormai artista consacrata dal successo della sensuale Ragazza in verde (Ragazza con i guanti), nel 1933 sposa il barone Kuffner, con cui nel 1939 si trasferisce a New York.

Qui la baronessa, sempre impeccabile con i suoi gioielli e abiti alla moda, presto cessa di partecipare alle esposizioni pubbliche, delusa dalla fredda accoglienza che hanno ricevuto le sue ultime opere, di contenuto più astratto. Il 1972 è l’anno della nuova ascesa, quando la sua amata Parigi le restituisce la fama perduta grazie alla grande mostra organizzata alla Galerie du Luxembourg.

Tamara de Lempicka , Ragazza in verde (Ragazza con i guanti), 1931.

Le ceneri del Popocatepetl

Tamara de Lempicka si spegne nel 1980, nella messicana Cuernavaca: com’è suo volere, le ceneri vengono sparse sul cratere del vulcano Popocatepetl. Termina così l’esistenza di una donna sempre saldamente al volante della propria vita. Proprio come quello di una Bugatti verde.