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Marc Chagall: tre anime, tre amori

«Solo l’amore mi interessa. Sono a contatto solo con cose che hanno a che fare con l’amore».

Atmosfere oniriche e fantastiche partorite da un’anima ebraica, russa e occidentale: stiamo parlando ovviamente di Marc Chagall e della sua arte, che mai appartenne ad alcun movimento, mai sottostette ad alcun manifesto. Fedele solo al proprio immaginario visionario e lirico, l’artista si fece ispirare unicamente da ciò che amava più di ogni altra cosa: la città natale, la moglie Bella, la musica.

C’era una volta un villaggio

Marc Chagall venne alla luce nel 1887 in una famiglia di ebrei di Vitebsk, villaggio dell’attuale Bielorussia. Del mondo vitebskiano egli fissa nei dipinti giovanili i momenti culminanti della vita dei suoi abitanti, nonché i rituali della cultura russa e della tradizione ebraica: ne sono testimoni tele come Donna incinta, Io e il villaggio, L’ebreo in rosa.

Già allora però, come si può notare in Sopra Vitebsk, la rappresentazione del reale è filtrata dallo spirito fiabesco e dalla fervida immaginazione che saranno, insieme ai colori vibranti e vividi mutuati dalle icone russe, la cifra stilistica della sua inconfondibile arte. Chagall rimase sempre legato alla sua amata città natale, anche quando la vita lo condusse altrove, in Francia – sua patria d’adozione – in Germania, in America.

Marc Chagall, Io e il villaggio, 1911, MoMA, New York.

La vita è Bella

Ma la città natale fu determinante non solo per la sua carriera, ma anche per la sua esistenza: proprio a Vitebsk, nel 1909, Marc incontrò l’amore della sua vita, Bella Rosenfeld, che divenne sua moglie e gli diede la figlia Ida. La donna compare insieme al marito in alcuni dei dipinti più celebri, come Gli amanti in blu, La Passeggiata e Il Compleanno.

Negli ultimi due i coniugi – ora lei, ora lui – si librano nell’aria elevati dall’amore per l’altro, che sfiorano con le dita o con le labbra. Chagall stesso ammise che il profondo sentimento per la moglie influenzava in maniera determinante la sua pittura, e così fu anche quel tragico pomeriggio del 1944, quando insieme a Bella si spense, per lunghi mesi, l’ispirazione di Chagall.

Marc Chagall, La passeggiata, 1916 – 1917, Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

La musa musica

Oltre alla moglie, Chagall venerò un’altra musa, la musica. La passione per quest’ultima cominciò durante l’infanzia – quando la sua amata Vitebsk risuonava dei ritmi tradizionali ebraici e delle melodie russe – e si nutrì poi delle note di Mozart e Bach.  Marc non riversò questa passione solo nella pittura creando capolavori come Il violinista, Il violinista verde e Il trionfo della musica, ma lo fece anche sperimentando altre forme di espressione artistica: disegnò costumi di scena, modellò sculture, realizzò le scenografie del Teatro da camera ebraico di Mosca.

Suoi sono anche i mirabili affreschi della volta dell’Opéra Garnier di Parigi, trionfo sinestetico di colore e musica. Tutta ispirata dalle sue passioni fu dunque la produzione artistica di Chagall, che non a caso diceva «Solo l’amore mi interessa. Sono a contatto solo con cose che hanno a che fare con l’amore».

Il soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi affrescata da Marc Chagall.

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